Ventata di ricordi

Ve li ricordate voi i pomeriggi con la nonna a sbucciare piselli? Ci sedevamo io e lei, su due seggiole di legno, di vernice gialla e rossa. Al centro la ciotola dove finivano i piselli sbucciati, a un lato le bucce e appesa alla seggiola della nonna la busta da finire. La nonna aveva, legato in vita un grembiule, a quadratini verdi, lo piegava in grembo come un nido dove si rifugiavano quelle palline verdeggianti che le sfuggivano dalle dita. La nonna, non ne faceva cadere nessuno a terra… io invece ricordo di farne rotolotare tante a terra, le trovavi ovunque quelle palline verdeggianti, sotto il tavolo, ai piedi di un mobile! “A essere chiu sistemata!” – brontolava la nonna! Non ci restavo male, ho sempre ben accettato critiche e consigli! E poi la nonna era la mia musa, da lei avrei tratto solo miglioramento! Era bello stare seduta con lei nel rito della sbucciatura dei piselli, era bello parlare ed era bello restare in silenzio. Sembrava infinito a volte il tempo, sembrava non passare mai, pieno pieno come quella busta grandissima di piselli da sbucciare! Era bello quando in quei momenti qualcuno passava a farci visita. Si sedeva con noi ed aiutava. Si chiacchierava senza distrazioni, senza filtri o interruzioni per immortalare quel momento. Chi aiutava portava a casa una bustina di piselli sbucciati che la nonna chiudeva con un nodo. Sempre faceva un nodo, ogni volta che offriva qualcosa a qualcuno. Il nodo suggellava quel gesto, quel portati via un po di me. Amavo affondare le mani nella ciotola dei piselli, era così rilassante, sentire quel solletico sotto le mani. Sembrava si bagnassero le mani perché erano freschissime quelle palline verdeggianti. La nonna dopo la sbucciatura, sciaquava i piselli e li “stordiva” come diceva lei, stufandoli con acqua e cipolla. Che bel profumo arieggiava in cucina, in quella cucina di trapazzo, con il pavimento in cemento. Sapeva di casa, di tradizioni, di cura per l’oggi e per il domani… sapeva di accortezza nel preparare le provviste, nel non lasciar cadere a terra nessun frutto di quel tesoro color speranza, sapeva di amore nel dare un po di sé a chi decideva di sedersi accanto per trascorrere del tempo insieme… e se quel tempo della sbucciatura ieri mi sembrava infinito, oggi penso che sia stato veloce, tremendamente veloce, trascorso in un battito di ciglia..

Affondo ancora le mani nella ciotola dei piselli sbucciati, mi piace risentire quel solletico tra le dita, sulle dita… sembra di essere ancora in quella cucina, col pavimento di cemento, seduta su una seggiola di vernice accanto alla nonna… qualche pallina color speranza mi scappa ancora dalle dita mentre apro il bocciolo… ne ritrovo qualcuna sotto il tavolo, ai piedi del mobile…mentre la voce della nonna, rimbomba tra le stanze del cuore….”A essere chiu sistemata!'”…

sorrido, sorrido a lei, al suo ricordo, alle tradizioni che mi ha insegnato…se sento ancora la sua voce sono fortunata… lei c’è… ci sarà sempre. . E ne sono felice…

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