Un viaggio a ritroso per l’umanità.

È una scelta quella di essere sempre curiosi, impazienti, di conoscere cose nuove, di confrontarsi con chi ha una opinione diversa dalla nostra, di attingere da fonti del sapere, vecchie e nuove, che assumono le vesti di pagine ingiallite di un vocabolario di latino, di rughe profonde che solcano il viso o di fiumi di parole che sanno di futuro, di esistenze aliene, di passi da gigante della tecnologia, di contatti appesi ad un filo, frapposti da uno schermo rigido e freddo, che ahimè, rende rigide e fredde anche le emozioni, soprattutto le emozioni. Il libro “Il Settimo Regno” di Antonio Soviero, presidente dell’Associazione Culturale Ipazia, ci offre attraverso la lettura, un viaggio, che parte dall’antica Grecia, fino ai nostri giorni. È un viaggio di riscontro di tutti i cambiamenti che, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, sta offrendo, nel bene e nel male all’uomo. L’uomo, ideatore, creatore, regista, o come a piacere si vuole considerare, della intelligenza artificiale, ha perduto il copione, le retini per trattenere e proiettare a suo piacimento, questo immenso e imprevedibile capolavoro. L’intelligenza artificiale gode, purtroppo, di una propria autonomia, di una propria identità, invisibile, ma pur esistente; può essa infatti frapporsi all’uomo, schierandosi contro, mettendo a nudo l’impotenza dell’umano verso una materia, una entità superiore e pericolosa. Antonio Soviero, nel suo piccolo grande saggio, mette nero su bianco i pro ed i contro dell’intelligenza artificiale, di ciò che essa può dare all’uomo, in termini di sviluppo ma anche di ciò che all’uomo può togliere in termini di contatti, di presenza, di umanità. La macchina creata dall’uomo, si sovrappone all’uomo, lo sostituisce, anche contro la sua volontà rendendo così computerizzati, meccanici, freddi, i rapporti; perché, arriverà presto il giorno che nella banca ad esempio, l’uomo non troverà più chi è umano come lui, non incontrerà più lo sguardo di chi è lì per assisterlo, ma si scontrerà contro uno schermo, che dispone un’intelligenza infinita eppure vuota, di dialogo, di umanità. Il titolo ”Il Settimo Regno” scelto dall’autore non è casuale, è la verità, che purtroppo non vogliamo guardare, dell’esistenza di un nuovo regno, quello artificiale, del quale si conosce la nascita per mano dell’uomo, ma non se ne conosce il decorso, l’evoluzione, perché in questo regno, per l’umanità un posto non c’è. Dove andremo a finire? Sarà l’uomo capace di trovare un pulsante ”OFF” per spegnere una volta per tutte questa folle corsa dell’intelligenza artificiale? Vari quesiti si pone l’autore sul domani, sul destino dell’uomo e di ciò che è stato in grado di creare, risposte concrete, non si hanno, eppure, come l’autore sottolinea, è importante, rispondere alle domande di oggi, guardando a ieri, un ieri che affonda le radici nell’epoca classica, quando la cura dell’umanità, era una prerogativa assoluta. Solo se si ha cura della umanità, intesa come presenza fisica, che favorisce il contatto, il dialogo, il confronto, l’esserci, senza freddezza, ma col calore dei sentimenti e con le sensazioni che fanno sentire gli uomini vivi, solo così l’intelligenza artificiale, sarà ridimensionata, vista sotto un’ottica diversa, avrà quindi solo un movente di supporto, ma non di sostituzione all’uomo e a tutto ciò che sa provare. Oltre a questo piccolo grande capolavoro, che sono sicura, avrà un riscontro positivo, in termini di confronti su un argomento che necessita di essere affrontato, l’autore Antonio Soviero, con l’Associazione che pochi mesi fa ha creato, sta realizzando a piccoli grandi passi, un ritorno alle origini della umanità, seminando cultura, incontri, presenza, ove gli strumenti di intelligenza artificiali sono solo di supporto e non di sopravvento a ciò che che ha una importanza immane: la presenza umana, l’esserci, con addosso le emozioni e i sentimenti che solo un essere vivente può provare. Continua così🍀

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