TUTTA LA VITA CHE RESTA

Ho pianto durante la lettura di questo capolavoro nato dal cuore di Roberta Recchia. Ho pianto fino alla fine…

Ho pianto per il dolore raccontato con una sensibilità profonda, quasi come un cerotto pronto a tamponare delicatamente le ferite dell’anima stropicciata dalla morte, dalla violenza, dalla indifferenza.

È la storia di tante storie, “Tutta la vita che resta”, è la storia di Betta e Miriam, violate dal branco, che stupra, corpi e sogni… che rende Betta sedicenne per sempre mentre Miriam odia se stessa per quella vergogna di cui non ha colpe…

è la storia di genitori, che sopravvivono alla loro amata figlia, inghiottiti da un dolore atroce che non lascia tregua, mai, rendendo uguali i giorni ed estranei i congiunti…

è la storia di una donna, dentro il corpo di un uomo, che muore ogni volta che un’offesa ferisce la sua anima gentile…

è la storia di chi ogni giorno si specchia sfoggiando il nuovo rossetto, sentendosi bella come una principessa, e lavandolo via bene, quel rossetto, prima di uscire, per non attrarre i mostri che si aggirano in strada…

è la storia della resilienza, della rinascita, del perdono…

“Tutta la vita che resta” è la vita che resta nelle storie, nelle vite, dopo che un lutto, un abuso, ha storpiato l’io di un essere umano…

“Tutta la vita che resta” è il dolore, che paura non fa, se lo si abbraccia, lo si culla, seminando ancora amore nonostante il nonostante…

Un capolavoro…

io non so se questo capolavoro sarà mai riprodotto su uno schermo…

Ciò che so per certo è che per come è magnificamente scritto, ho dato un volto ad ogni protagonista, ho visto i luoghi in cui hanno camminato, ho visto il cane dal pelo dorato o la pianta secca su un davanzale che è ritornata a rinascere : tutto questo perché “Tutta la vita che resta” è scritto col cuore…

e chi scrive col cuore porta il lettore nella storia, in quelle vite, in quelle emozioni, in quella disarmante bellezza della semplicità, che nella vita vera, a furia di correre, perdiamo di vista: perdendoci il senso, l’essenziale.

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