“Scopritrice di poesie”.

Lo scorso ottobre, al Centro Manoscritti dell’Università di Pavia, Ida Duretto, professoressa di letteratura italiana all’Università di Kyoto, ha scoperto una poesia inedita di Eugenio Montale, ambientata in un nuovo paesaggio: non più quello ligure, che ha ispirato il poeta in “Ossi di seppia”, ma quello campano della costiera amalfitana.

Immagino Ida Duretto immersa nelle sue ricerche, nella lettura di parole e versi che hanno reso immortale il poeta Montale. Immagino l’emozione di trovarsi davanti ad un dattiloscritto unico, contenente correzioni scritte dalla mano di chi ha saputo tradurre in immagini, dalla straordinaria forza evocativa, il “male di vivere”, concepito come il “rivo strozzato che gorgoglia”,  l’ “accartocciarsi della foglia riarsa”, il “cavallo stramazzato”, e che, poi, con la medesima capacità suggestiva, ha saputo rendere il senso della “divina Indifferenza”, paragonandola alla “statua nella sonnolenza del meriggio”, alla “nuvola”, al “falco alto levato”. Immagino la ricerca meticolosa della professoressa del processo di stesura montaliano, testimoniato da due tratti di biro blu, capaci di far indietreggiare il tempo e di far apparire il poeta all’opera, mentre scrive e, poi, lima la sua lirica.

Ida Duretto spiega che l’occasione del testo è la condanna della costruzione di uno dei più celebri ecomostri della storia d’Italia. Sulla scogliera a picco sul mare, tra Amalfi e Vietri, fu eretto, tra il 1968 e il 1971, l’Hotel Fuenti, che fu distrutto solo dopo una trentennale lotta ambientalista, condotta, in primis, dall’associazione “Italia Nostra”, formata da Elena e Alda Croce, figlie del noto filosofo Benedetto.  

La poesia inedita di Montale testimonia come la parola, da sempre, rappresenti uno strumento potentissimo capace di smuovere le coscienze, con un’efficacia superiore a qualsiasi altra arma; è il viatico che rafforza pensieri e ideali, traslando in messaggi imperituri valori universali.

Montale così scrive una breve, ma inestimabile lirica, datata 8 marzo 1975:

I grattacieli

Pare che prima o poi
anzi prima che poi
sugli Aliscampi che splendono
tra Amalfi e Vietri si vedranno enormi
grattacieli e già sorge dalla cintola insù
l’intellighenzia, con suoi alti piati.
Ma saranno sprecati; grattare il cielo
è ciò che resta a chi non creda più
che un cielo esista.

La critica a chi “gratta il cielo” è tutta rivolta contro gli usurpatori dell’ambiente, interessati solo al danaro e schiavi dei consumi, irrispettosi di una Natura che merita di essere preservata, non distrutta. Il richiamo all’importanza del rispetto del posto in cui viviamo allontana l’idea di una Natura matrigna e ci restituisce l’immagine di una Natura fragile, calpestata dai suoi figli, ingrati approfittatori di una Bellezza di cui, troppo spesso, dimostriamo di non essere degni.

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