Malati di Alzheimer: non dovuta la retta del paziente ricoverato in una casa di cura.

Grava totalmente sul servizio sanitario nazionale la retta del paziente ricoverato in una casa di cura perché gravemente malato di Alzheimer. In tali casi, infatti, non è possibile scindere tra le attività di natura sanitaria, di competenza del Ssn, e quelle di natura assistenziale, soggetta ad integrazione da parte del privato, considerata “la loro stretta correlazione, con netta prevalenza delle prime sulle seconde, in quanto comunque dirette alla tutela della salute”. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con ordinanza numero 13714, depositata ieri, accogliendo il ricorso del figlio di una donna invalida al 100% ed affetta dal morbo di Alzheimer ricoverata in una Casa di Riposo.

La famiglia che per sei anni ha pagato una quota mensile della retta,ha revocato il consenso al pagamento affermando che nulla era dovuto in quanto il relativo onere gravava sul Ssn. Prima il Tribunale di Padova e poi la Corte di appello di Venezia gli hanno dato torto. Contro questa decisione la famiglia ha fatto ricorso in Cassazione.

Per la Terza Sezione civile, ai fini della ripartizione della spesa, l’elemento determinante sta nella individuazione di un “trattamento terapeutico personalizzato che non può essere somministrato se non congiuntamente alla prestazione assistenziale”. In tal caso, l’intervento «sanitario-socio assistenziale» rimane interamente assorbito nelle prestazioni erogate dal Sistema sanitario pubblico. Al fine dell’accertamento del suddetto discrimine, spiega la Corte, “occorre far riferimento alle condizioni del malato“.

Solo qualora si escluda concretamente la necessità che la prestazione socio-assistenziale sia legata con la prestazione sanitaria, è legittimo che parte della retta di degenza sia posta a carico del paziente.

Conclude la Cassazione, evidenziando che il giudice del merito ha erroneamente ritenuto che “ove ricorra la ipotesi predetta (prestazioni congiunte ed indissociabili necessarie ad assicurare la cura e la tutela della salute della persona) è pienamente legittimo il frazionamento forfetario della spesa tra Fondo sanitario nazionale e regionale, da un lato, ed intervento economico integrativo dei Comuni o dei privati, dall’altro”.

Spetta ora alla Corte di Appello di Venezia, in diversa composizione, procedere a nuovo giudizio alla luce dei principi di diritto sopra ribaditi.

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