LE SEDIE IN PLASTICA ROSSA

Si vedevano spesso, tempo fa, nei cortili, le sedie in plastica rossa.

La larga seduta, lo schienale con le fessure, i braccioli stretti e lunghi.

Bollivano, nelle calure d’estate; di sera invece invitavano la gente a ritrovarsi, tra chiacchiere e silenzi.

In semicerchio, si sedeva la gente fuori casa; l’orzata fresca faceva lacrimare la giara, mentre le gambe nude, sotto la sedia, scacciavano le zanzare.

Grilli e cicale cantavano insieme, i pipistrelli sembravano ondeggiare sui loro canti…

I grandi sedevano, i bambini giocavano, spesso a nascondino, trovando rifugio dietro le sedie in plastica rossa occupate…

giri in bici, corse a piedi, sotto le stelle, di notti d’estate che sembravano infinite…

Chi sedeva sulla sedia in plastica rossa, la conosceva bene quella sensazione: di colla sudata – quando t’alzavi – tra la pelle e la plastica della sedia, come uno strappo senza strappo…

Parlavano i grandi di ieri, del domani incerto, sorseggiando orzata…

i bambini giocavano, come se la notte non avesse mai fine…

si fermavano tutti, di sbotto, se uno di loro cadeva, e sulla sedia in plastica rossa trovava rifugio, guardando il ginocchio sbucciato…

accorrevano tutti accanto al bambino, con acqua e ghiaccio, garza di tela e ramanzina : perché a quell’ora ancora si giocava!

Il bambino pensava al dolore, pensava al tempo per vedere guarire lo strato di pelle, pensava a quanto infinito era ora il riposo dai giochi, perché il ginocchio per giorni non poteva piegarlo!!

stringeva le dita ai braccioli della sedia, sperando che quella notte avesse subito fine!

che le stelle potessero spegnersi per dar spazio al giorno, ad altre corse, ad altra vita.

A volte i bambini, sedevano insieme ai grandi, sulle sedie in plastica rossa, per sentirsi più grandi in una notte d’estate…

Chiedevano, così, racconti di fantasmi, di spiriti notturni, dicendo che erano grandi per ascoltare…

E non importava se poi il cuore, lo sentivano fuori dal petto, una volta nel letto, in compagnia del buio…

Bisognava crescere anche così: riuscendo a raggiungere il bagno, facendo finta che su quella sedia in plastica rossa seduti ad ascoltare non ci fossero mai stati…

sedie in plastica rossa, ornavano anche il mio cortile…

Sedevo a volte, coi piedi sulla sedia, abbracciando le ginocchia…

pensavo ad un’altra notte d’estate che passava, al canto dei grilli e delle cicale che finiva, alla bici che diventava più piccola mentre ero invece io che crescevo …

pensavo ai giorni in cui le ginocchia non avrei più sbucciato…

ricordo quanto male mi faceva quel dolore di pelle escoriata,

e a quanto invece, male davvero non era una sbucciatura…

Mentre in cortile le sedie in plastica rossa son scomparse, nel mio cuore una sedia come quelle è rimasta: vi è seduta una bambina con le ginocchia sempre sbucciate, a ricordarmi che si sanano, eccome se si sanano, i dolori se ripensi a correre anche domani..

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