Le Otto Montagne, miglior film ai David Donatello 2023

Luca Marinelli e Alessandro Borghi. Espressione di un cinema europeo anonimo eppure raffinato in cui il racconto della condizione dell’uomo selvatico e della città macchinosa, si intreccia indissolubile con la storia di un’amicizia. O meglio, della ricostruzione continua dell’amicizia. Le Otto Montagne è un viaggio intenso e profondo, che porta con sé qualcosa di quella narrativa che da Hemingway a Fitzgerald, da Rigoni Stern a Mann, ha parlato di uomini soli dentro il tutto, connessi all’universo e in lotta con esso e che assistono all’autentico e lento cambiamento del mondo. Il miracolo dell’amicizia, quella tra Pietro e Bruno, costituisce invece un gesto di resistenza, un legame che rimane intatto nel tempo e nello spazio, che resiste alle intemperie della vita e della morte. E anche al continuo vagabondare per le otto montagne.

Questo film significa ritrovarsi al centro, sulla tua vetta più alta. Dove hai messo le radici e dove sono i tuoi ricordi. Silenzio, tempo e misura. Dove hai trovato le tue parole. Dove il fiume ti ha lavato e la neve ricoperto. Dove il cuore urla il nome di chi ti riconosce e ti ha mille volte ricostruito. I boschi, le praterie, le rocce. Le pietraie, i laghi, i licheni. Il pascolo, il fuoco, la legna. La montagna è un modo di vivere la vita, un passo avanti all’altro.

Come tutti i migliori film, Le Otto Montagne fa venire voglia di farne parte, di visitare una prateria, costruire una casa sui monti, mangiare formaggio. Scalare una vetta, con qualcuno.

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