Il mondo fuori, quello online

L’Associazione “Oltremarigliano” ci ha invitati a presenziare all’evento “Risonanze Filosofiche – Il Festival” che nei giorni 1 – 3 giugno 2023 è giunta alla quinta edizione. L’evento ha preso vita nel Castello Ducale di Marigliano, un antico Castello del quale, sono sincera, ignoravo la maestosa bellezza. Le alte mura color corallo, si abbinano perfettamente alla tinta della bouganville in piena fioritura, dietro le verdi persiane chiuse, immagino storie e destini di vite passate, la pittura bianca decora i cornicioni, sa di purezza, di preghiera, come l’aria che si respira all’interno del Castello, abbellito da statue e quadri di Santi che hanno dedicato la vita seminando pietà e amore. Noi dell’Associazione Culturale Ipazia, abbiamo accolto volentieri l’invito a partecipare all’evento, siamo stati presenti nella prima giornata e  tra gli ospiti illustri, c’era  il professore Piergiorgio Odifreddi, ottimo conversatore, capace di portarci con sé nel viaggio della intelligenza artificiale, che ha come biglietto di andata l’antica Grecia e come ritorno i nostri giorni. Il viaggio in questo mondo che abbraccia la scienza, la tecnologia, la cultura, è iniziato dopo i saluti del Presidente dell’ass.ne prof.ssa Rosa Anna Quindici, dell’assessore all’Istruzione e alla Cultura di Marigliano Adolfo Stellato e dopo l’introduzione dell’argomento del prof. Francesco Prudente. Il professore Prudente ha esposto l’argomento della Vetrinizzazione nel mondo online, definendolo, un fenomeno che parte nel 700 e che ha principalmente avuto  come oggetto il cd prodotto da mettere in vetrina, che fosse un paio di scarpe, un libro, un vestito. La vetrina che esponeva il prodotto divenne la lastra di vetro che mise fine al dialogo, al confronto, al contatto tra chi era intenzionato a comprare e chi era intenzionato a vendere. Che ruolo ha la Vetrinizzazione oggi? Qual è il prodotto esposto? Il prodotto esposto in vetrina, nella cd vetrina del mondo online è l’uomo, l’uomo che in questo mondo virtuale, si mostra, si espone, attraverso emozioni, sentimenti, lussi, pensieri, come un vero e proprio prodotto da pubblicizzare al mondo, che guarda attraverso lo schermo. È questa l’epoca in cui si fa spettacolarizzazione delle emozioni, della vita, delle tragedie e della morte, è questa l’epoca in cui il mostrarsi nel mondo virtuale, felice e sorridente, è una necessità, necessaria, per colmare l’insoddisfazione che si prova nella vita reale. L’uomo è diventato un agente commerciale nel mondo virtuale e di ciò è consapevole come è consapevole che il mettere a nudo la sua esperienza significa darla in pasto alle piattaforme online che la trasformano in dati. Ma come siamo passati da un mondo in cui la vita era così privata e reale ad un mondo virtuale che vuole sapere tutto di un uomo, per commentare e giudicare? Il professore Odifreddi si presenta definendosi un tipo notturno, che ama leggere e studiare mentre le stelle illuminano i sogni. Odifreddi rivela che non ha alcun profilo social, nemmeno WhatsApp, è felice quando a volte è irraggiungibile se qualcuno lo cerca,  si sente libero proprio per questo . Un po’ invidio la sua orgogliosa sincerità anzi forse è proprio la sua visione coraggiosa di libertà a piacermi. Odifreddi prende parola e il viaggio alla scoperta della intelligenza artificiale inizia! La scienza e la tecnologia, precisa, il professore, non sono le uniche autrici della intelligenza artificiale, un merito va anche alla letteratura, che affonda le sue radici nell’epoca classica. Odifreddi cita il mito di Pigmalione, scultore, che si innamora della sua statua Galatea, creata con le sue mani e per la quale desidera che diventasse vera. Dall’epoca classica si passa al 500, a Praga ove una leggenda narra che dalle mani di un artigiano è nato un omino di fango che non vuole sottostare alle regole del suo creatore, proprio come Galatea vuole essere libero. Ecco il filo rosso tra la letteratura e la scienza, la tecnologia: l’interpretazione e un pizzico di fantasia, a cui attingono i letterati  ma anche gli scienziati, gli inventori, sono questi ultimi infatti, che creando  macchine per alleggerire il lavoro manuale, iniziano a chiedersi fino a che punto le macchine ”ubbidiranno” sempre e se arriverà il giorno come nella storia di Galatea e dell’omino di fango, che gli uomini dovranno arrendersi dinanzi a una tecnologia che corre a velocità pazzesca. Saprà domare l’uomo questo processo tecnologico? È capace di non farsi risucchiare da ciò che lui stesso ha creato? Tra i vari nomi illustri, citati dal professore Odifreddi, vi è quello di Turing, un matematico inglese al quale è stato riconosciuto il merito di aver inventato il computer e la programmazione di un computer. Turing ha, inoltre, in epoca nazista, decodificato i codici segreti dei nemici  sventando così molti attacchi che hanno salvato vite umane. I meriti e i riconoscimenti a questo uomo, tuttavia, non hanno avuto terreno fertile in Inghilterra, poiché questo Paese era contro l’omosessualità, punita con torture e carcere e Turing, per il suo orientamento sessuale, ha vissuto sulla sua pelle le torture tra le mura fatiscenti del carcere inglese.  Negli anni 30- 40 faceva più scalpore in Inghilterra la libertà di essere chi si vuole anziché l’abilità di dare un contributo alla società e al suo futuro. Fu in America che Turing scappò, in una terra dove soffiava il vento della libertà, Turing creò il suo primo computer in un vecchio scantinato di palazzo altissimo, uno dei tanti che alberavano nelle streets americane. Turing si chiese poi “fin dove può arrivare un computer? E se può andare oltre?” –  rispose ai suoi quesiti creando la programmazione di questo macchinario. Inoltre a questa macchina che aveva creato, diede l’onore di essere partecipante di una gara a scacchi. Turing invitó un amico a giocare, i partecipanti erano l’amico e la macchina, la macchina giocava attraverso le mosse riportate su un programmino scritto dall’inventore. La macchina perse contro l’amico, perché in fondo, bisognava muoversi solo con le mosse del programma. Ma quella non era una perdita, il mondo tecnologico aveva appena vinto, era la prima partita a scacchi tra un uomo e una macchina. Turing aveva segnato un goal per il futuro dell’intelligenza artificiale, eppure di questo goal non fu molto entusiasta. Aveva subìto troppo a livello psicologico e quel peso che portava addosso non poteva più sopportarlo. Morí suicida mangiando una mela avvelenata. La Apple, produttrice americana di milioni di dispositivi, non a caso ha come simbolo e come nome la mela, per ricordare il tributo di uno studioso, che prima di essere considerato come tale, era stato visto come uomo e che nella sua breve permanenza in terra Americana aveva assaporato il vento della libertà di essere chiunque, che a casa sua gli era stato negato a suon di torture. Il viaggio dell’intelligenza artificiale affrontato con Odifreddi ci riporta ai nostri giorni, ai giorni in cui la tecnologia fa passi da gigante, ai giorni in cui una notizia fa il giro del mondo in un attimo. Sapremo domare questo processo tecnologico? Non si sa. Dipende da ognuno di noi, semplicemente – ed è difficile – scrollandoci da dosso l’etichetta di prodotto in vetrina, vivendoci l’attimo, veramente, senza alcuna foto, che ogni misero istante, attesti che lo stiamo vivendo. In un questo evento culturale, così intimo vissuto tra le mura color corallo di un vecchio castello, mentre i telefoni erano in modalità aereo e silenzioso – non tutti- si è avuto un contatto diretto col mondo vero, mentre quello online era fuori, al posto suo ed è stata una sensazione bellissima.

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