Contro la violenza quotidiana

Quando uccidi una donna, si uccide anche chi resta.

Si uccide la parola “mamma” sulla bocca del suo bambino…

Si uccide la parola ”passo dopo mamma”…

Si uccidono le chiacchiere in cameretta, a notte fonda con la sorella, il fratello…

Si uccidono i ”hai capito a nonna?”…

Si uccidono i consigli di un padre alla sua bambina, cresciuta in fretta…

Si uccidono le risate con l’amica di sempre, i ” non ci vediamo mai, ma ci sentiamo spesso”…

Si uccidono i pomeriggi, ”che devo passare a salutare i nonni”…

Si uccidono i caffè per riprendere a lavorare coi colleghi…

Si uccidono i posti a teatro, al bar, in pasticceria, sul divano coi figli, in pizzeria con gli amici…

Si uccidono i sogni, i progetti, i sacrifici, le aspettative, i desideri, il domani…

Quando uccidi una donna, si uccide anche chi resta…

E si resta soli, con un dolore crudo, infinito, soffocato dai perché, dal rimorso di non aver potuto fare di più, per salvare quella donna, quell’amica, quella figlia, quella nipote, quella sorella, quella collega, quella mamma…

Quando uccidi una donna, uccidi anche chi resta…

Uccidi il suo credo, nella giustizia, che vacilla, che delude, che non fa abbastanza, per fermare prima quegli schiaffi, quelle offese, quei calci, quegli spari, quella morte annunciata, con una denuncia, con uno sguardo di paura, con un ”va tutto bene” ad occhi abbassati …

Quando muore una donna muore la civiltà…

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