Chilometri di tagliatelle

Il sabato sera la nonna non guardava la TV, e non la guardava non perché non le piaceva ma perché non la teneva in casa: non le era mai piaciuta ed era solo un imbroglio sul comó ed un imbroglio parlante… Il sabato sera della nonna sapeva di farina, messa a fontana sul tavolo di legno, dove con due dita scavava e con l’altra mano aggiungeva piano acqua tiepida. E quella fontana di farina man mano diventava un vulcano, dove acqua ed uova paesane si mescolavano tra loro, sciogliendo quei granelli di sale che la nonna buttava a sentimento… La nonna impastava senza bilancia, non pesava gli ingredienti e tutto le riusciva bene. Il sabato sera la nonna lo passava così, a preparare chilometri di tagliatelle o chili di gnocchi che il giorno dopo si sarebbero sposati col ragù di carne cotto a fiamma bassa tre ore. Sembrava d’oro l’impasto che la nonna lavorava, morbido e profumato di buono, di tradizione e pazienza. Il matterello quasi danzava sotto le dita della nonna, deformate dal lavoro in campagna, eppure signorili nonostante lo smalto le sue unghie non l’avessero mai visto. Rotolava su e giù il matterello rendendo sempre più sottile quel tappeto di impasto dorato. Ed ecco che si passava al taglio della pasta in lunghe righe per le tagliatelle, che avrebbero riposato tutta la notte sotto un candido panno di tela. Amavo il sabato sera con la nonna, amavo ciò che il sabato sera anticipava, un pranzo in famiglia tra odori e sapori che dal cuore non sarebbero più andati via. Amavo guardare quella donna così forte, che in poche occasioni ho visto piangere ed in tante ho visto sempre con la testa ben dritta, a sfidare il destino. Nelle poche volte che ho visto piangere la nonna, ella piangeva senza nascondersi, a testa alta, perché vergogna di mostrarsi fragili non se ne deve provare. La domenica mattina, la nonna svegliava le tagliatelle, alzando piano il panno di lino, quasi avesse timore di disturbare quel loro riposo essiccato… Le chiamava le lavanelle ed erano buone come buono sa essere solo ciò che viene fatto con le proprie mani. Eccole, scoperte, rigide rigide sul tavolo di legno, pronte per sposarsi, a mezzogiorno con il ragú. Sembravano d’oro, erano così preziose, perché fatte con amore. La nonna, il sabato preparava le lavanelle per la domenica…per deliziare il palato a noi commensali. Ultimamente la mia mamma per dare al cuore, a distanza di anni, il senso di quei sabato sera, riporta in scena sulla tavola domenicale, le lavanelle della nonna, riportando un po’ quella forte nonnina tra le strade del cuore che profumano delle domeniche trascorse con lei…

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