Antichi sapori per vividi ricordi

Ci sono luoghi d’infanzia che dal cuore, non vanno via. Possono passare anni e anni, possono chiudersi porte e finestre di case che ci hanno visti bambini, eppure nel cuore trovi sempre, anche ad occhi chiusi, il varco, il sentiero, per entrare nuovamente, in quel mondo di ricordi lontani: tra quelle mura, abbellite da fotografie incorniciate, un po’ ingiallite, in quelle stanze della casa dei nonni, con i soffitti sempre più in alto e le mattonelle leopardate di bianco e nero, che ti hanno visto gattonare preparandoti alla corsa verso la vita. Tendine di lino alle finestre; in cortile, d’estate, in larghe sporte, i pomodori ad essiccare; il camino ad accogliere, d’inverno, segreti e consigli scaldati dal fuoco scoppiettante. La cucina, il luogo in cui le nonne stavano a loro agio, tra fornelli e pentole in rame, impegnate la domenica a preparare chilometri di tagliatelle, a cavare gli gnocchi, mentre uno sbuffo di farina, colorava il loro viso. Sulle mensole di ogni misura, vi erano barattoli di confetture, le noci e nocelle nella cesta di paglia, attendevano di  accompagnarsi ai formaggi ed al pane fragrante nelle grandi tavolate. In ogni stagione, la domenica, si sentiva sin dalla strada della casa dei nonni, il profumo del ragú, che per ore  borbottava; cosa non trovavi in quel pentolone in rame? Braciole di carne e braciole di cotica, tracchie di maiale, quello paesano, nervi, salsiccia, carne in pezzi e tondeggianti polpette. La salsa serviva a condire la pasta e la parmigiana di melanzane, deliziando il palato di grandi e piccini. La cucina delle nonne, era un laboratorio di invenzione, nulla veniva buttato, perché  considerato un peccato. Il pane duro si ammorbidiva sotto il peso dei fagioli, dei ceci; si dorava, dopo averlo inumidito, nell’olio profumato di aglio e peperoncino dove erano stati sfritti i broccoli oppure si dorava accanto alle scarole struscinate in un connubio di olio, aglio, spicchi di pomodoro, noci, olive nere e alici. Il pane duro diveniva a volte una pizza, un po’ speciale: in un tegame da forno strofinato di sugna, si stendevano le fette di pane e irrorate di passata di pomodoro aspettavano il solletico dell’origano, del sale e dell’olio. In un forno già caldo, la pizza di pane prendeva vita, donando all’aria un profumo di buono. Nelle sere di ogni stagione, le nonne ai nonni e ai nipoti preparavano, a volte, il pane cotto con acqua, l’olio ed il sale. Si chiamava piatto povero, ma attorno alla tavola dei nonni, l’unica povertà era quella del tempo, ladro silenzioso di giorni che non sarebbero più tornati. Le case dei nonni, di tutti i nonni, erano accoglienti, come amache sulle quali vorresti riposare per sempre, dondolato dal vento della vita. Le case dei nonni erano cornice di sapori, di odori e profumi, erano abbellite dal verdeggiante basilico nel cortile, che in estate con uno stecchino, qualche bambino, ora grande, immergeva nelle passate di pomodoro,  aiutando i nonni nella preparazione delle bottiglie. Dietro le case dei nonni, dei bambini, ora grandi, c’era a volte un piccolo orto, un pollaio, una cuccia col cane a fare da guardia. Sotto la casa dei nonni, dei bambini, ora grandi, c’era la cantina, buia e fredda, dove in fila, disposte su tavole in legno c’erano bottiglie piene di vino, imbuti rossi e bianchi e appoggiate a terra, botti tarlate tonde e basse. Attorno alla tavola della cucina dei nonni, non c’erano vizi, tutto era buono, come il brodo con verdure e zampe di gallina, le interiora dei polli paesani soffritti con olio e mille odori, la pasta dei soldati col concentrato di pomodoro, le uova a zuppetta con la salsa di pomodoro, la zuppa di cipolle con le uova, le patate fritte con le papaccelle. Tutto era buono, nelle case dei nonni. Tutto era bello. Tutto aveva più sapore, più profumo, più senso… Le case dei nonni, dei bambini, ora grandi, hanno forse, tutte, le porte e le finestre chiuse. Son vuote. Eppure nel cuore di ogni bambino, oggi grande, cresciuto coi nonni, c’è sempre quel sentiero, quel varco che spalanca le porte del tempo ladruncolo e che sotto la coperta stellata dei ricordi ci rende felici e ci fa ritornare bambini, ogni volta che un profumo, un sapore o un dettaglio, ci avvolge in un abbraccio, speciale, passato e mai scordato, quello dei nonni, posto sicuro, di ogni bambino, che pur grande, si sente sempre un bambino. Un bambino felice.

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